Anna alle prese con l’ansia da prestazione

21 Mar 2021 | Blog

La mattina successiva la sveglia suonò alla solita ora, le 6 e 30. Anna si era addormentata facilmente e, tutto sommato, abbastanza presto…ma la pesantezza e il gonfiore sotto gli occhi le stavano raccontando che il sonno di quella notte non era stato così rigenerante così come aveva desiderato.

La nostra protagonista spense la sveglia del suo smartwatch e, seguendo in modo automatico un’abitudine che aveva ormai da quando era diventata “grande e responsabile” (cioè da quando lavorava), si diresse verso la sala del suo appartamento per disattivare anche l’allarme impostato sullo smartphone, che sarebbe partito dopo 15 minuti.

La luce della primavera entrava fresca e serena dalla finestra della cucina, un chiarore che ricordava ad Anna certe mattine durante le vacanze al mare, in albergo. Si sedette al tavolo alto, come quelli del bar, in attesa che il caffè salisse dalla moka che aveva predisposto la sera prima, il profumo della bevanda nera ribollente già le infondeva quell’energia e quello stato di benessere di cui tanto sentiva il bisogno.

Un pensiero fulmineo percorse la sua mente: fra una settimana esatta ci sarebbe stato il fatidico giorno dell’assessment di gruppo.

A questa idea, lo stomaco di Anna ebbe una stretta, la sensazione di un nodo alla gola si fece intensa e i muscoli del viso si contrassero serrando le labbra e i denti. Non c’era dubbio le sensazioni fisiche legate alle emozioni e ai sentimenti di Anna si stavano facendo sempre più chiare: avevano un messaggio importante da portarle e finché lei non avesse prestato loro attenzione, loro non si sarebbero sopite.

“Che cosa c’era di così fondamentale che la nostra protagonista doveva sapere e che lei si ostinava a non voler vedere e ascoltare?

Tutti i sintomi che Anna sta provando (la tensione muscolare, il sonno interrotto e poco ristorante, le strette allo stomaco…) raccontano di una persona che sta provando preoccupazione, apprensione, timore … Questo tipo di sentimento si può attivare quando la persona che li prova percepisce che c’è qualcosa di importante per loro che è in pericolo. E’ questo il messaggio, l’informazione, l’avviso che tali emozioni stanno portando ad Anna: -qualcosa che per te vale molto è a rischio!.-”

Grazie a quei segnali del corpo così chiari e intensi, la nostra protagonista andò con la memoria a quando era una ragazzina e provava le stesse sensazioni nei giorni e nelle ore precedenti alle gare di pattinaggio artistico.

Ecco, ci era arrivata! Stava di nuovo provando quell’ansia da prestazione che non avrebbe più voluto sentire, perché è spiacevole e scomoda, ti fa sudare le mani, le gambe tremano e diventi tesa e antipatica.

La tentazione di ricacciarla via fu forte: non le piaceva essere una di quelle persone che sentono paura e ansia, una di quelle che non sanno affrontare con fiducia le sfide. Ma per fortuna si ricordò della voce della sua allenatrice di pattinaggio che in quelle occasioni le chiedeva.

  • Cosa temi?
  • Qual è la cosa peggiore che ti può succedere nella gara di domani?
  • Che cosa puoi fare per evitarlo?

Quelle domande le erano sempre state d’aiuto per le sue prestazioni sportive, così mentre ormai era già pronta per uscire di casa con lo zaino porta pc in spalla, si ripromise di rispondersi mentre viaggiava per raggiungere l’ufficio. Si sentiva già meglio, come quando stai cercando di entrare nella cantina della nuova casa e provi le diverse chiavi del mazzo che ti hanno lasciato e finalmente senti la chiave che stai girando nella toppa sarà quella giusta.

La colonna sonora di “La La Land” la accompagnava nel tragitto verso l’azienda ed era perfetta per aiutarla a cercare le risposte a quelle domande, che affiorarono alla sua consapevolezza in modo chiaro, semplice, fluido. A volte, è proprio vero che sono più importanti le domande delle risposte!

Anna ammise di aver paura di fallire la sua prestazione durante il colloquio di gruppo e il non sapere bene di cosa si trattasse la rendeva ancora più ansiosa perché sentiva di non avere nessun tipo di controllo sulla situazione che avrebbe potuto vivere. Come avrebbe dovuto comportarsi? Che cosa le avrebbero chiesto?

Come avrebbe potuto prepararsi per affrontare al meglio quell’assessment?

Anna sentiva che da quella giornata dipendeva il suo futuro professionale per i prossimi anni, per questo era così importante per lei: si trattava del suo valore, della sua fiducia in sé, dell’opinione che gli altri potevano avere di lei.

Quando stava ingranando la retro per parcheggiare sotto l’edificio grigio e a specchi della sua azienda, si stava dicendo: stasera cerco un po’ di informazioni sui colloqui di gruppo e riprendo in mano quegli esercizi di respirazione e di meditazione che mi aveva insegnato la mia allenatrice.

La sensazione della morsa allo stomaco se n’era andata e i muscoli del viso si erano rilassati; certo la mancanza di sonno si faceva ancora sentire, ma Anna ormai era consapevole di aver trovato la strada per sentirsi meglio, in preparazione di quel giorno così importante per lei.

“Perché la nostra protagonista si sente ansiosa al pensiero del colloquio che dovrà sostenere, nonostante sia l’opportunità che le potrebbe consentire di raggiungere la crescita che voleva?

I colloqui di lavoro, i discorsi e le conferenze in pubblico, le gare sportive, le esibizioni teatrali e musicali sono tutte situazioni che con una certa frequenza attivano le emozioni di paura e ansia perché innescano il noi il pensiero che saremo giudicati e che tale giudizio potrebbe essere negativo. Inoltre, tanto più è importante per noi quella performance e desideriamo fare una buona figura, tanto più sarà intenso il timore di fallire.

Nella maggior parte dei casi le persone vivono gli esami o i colloqui di lavoro non come un’opportunità per far vedere ciò che sono e ciò che hanno imparato, ma come una situazione minacciosa in cui con larga possibilità emergeranno le loro debolezze e ciò che non sanno.

Non è semplice spostare il focus della nostra attenzione dal pericolo alla possibilità, e, se possediamo uno stile esplicativo più orientato al pessimismo che all’ottimismo, potremmo avere il bisogno di un professionista esperto per accompagnarci verso l’adozione di un mindset più funzionale e generatore di benessere.

Il coaching, la psicologia positiva e l’approfondita conoscenza dell’intelligenza emotiva sono degli ottimi strumenti da utilizzare per superare al meglio momenti che ci possono mettere in crisi.”

 

Photo credits: Freepik @user3802032

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